mercoledì 14 maggio 2008

Professione Zerbino

Sono bastati pochi giorni di legislatura per confermare le previsioni pre-elettorali. L'accordo Veltrusconi è, nei fatti, una brutta copia di "Gross Koalition", in cui però la suddivisione dei ruoli è piuttosto imbarazzante. Da un lato c'è l'ineffabile Berlusconi che comanda, e dall'altro c'è Veltroni, che ha deciso che la sua vocazione naturale è quella di fare lo zerbino del potere. E rammarica che, per ampliare la superficie dello zerbino, abbia pensato bene di far fuori quelli che (forse) avrebbero potuto fare una vera opposizione a questo governo. L'unico che ancora contrasta il regime berlusconiano è Di Pietro, su cui non si può certo esprimere folle entusiasmo, ma al momento non c'è altro nel deserto prono e buonista del Parlamento. Anche la vicenda di Travaglio sembra sintomatica. Si può anche essere perplessi su un passaggio più satirico che giornalistico di alcune sue affermazioni, ma la polemica è stata sollevata su quanto riportato e non smentito (né smentibile) a proposito di alcune dubbie frequentazioni della seconda carica dello Stato. Nulla di illegale (né Travaglio lo ha mai affermato), ma qualcosa di inopportuno nella sua posizione sì. Ma questo non conta. Dagli quindi all'"aggressore" Travaglio. Il potere non vuole essere disturbato.

lunedì 14 aprile 2008

Politiche 2008: vince Veltrusconi


Quasi secondo le previsioni, anche se il risultato della Sinistra è ben al di sotto delle aspettative più pessimistiche. Facciamo un passo indietro. Il grande stratega Veltroni si è trovato a dover gestire un precoce ritorno alle urne (di cui tra l'altro è stato uno degli artefici) in una situazione di consenso per le forze di governo piuttosto modesto e in clima di difficoltà tra le - tante in effetti - forze della coalizione. La prospettiva più probabile era, in tutta evidenza, di riunire l'armata Brancaleone per andare a perdere le prossime politiche. Certo l'ipotesi non era esaltante. Ecco allora la trovata - astuta per carità - di Veltroni: andiamo da soli, perdere per perdere tanto vale giocarsi il tutto per tutto e drenare più consenso possibile dai nostri litigiosi alleati. L'abile Uolter sa bene come funziona il mondo della comunicazione e che ha tutta una campagna elettorale da giocarsi su una contrapposizione polarizzata tra lui e Berlusconi. Punta molto sullo stesso antiberlusconismo che è stato (in negativo) l'alibi per liberarsi dei suoi (ex) alleati. L'affermazione suonava più o meno così: non possiamo creare coalizioni contro qualcuno, ma per qualcosa. Se poi si faceva bingo si poteva persino andare al governo. In realtà il vero obiettivo era quello di monopolizzare i posti disponibili per l'opposizione. Fatti i conti il PD ha preso più parlamentari perdendo le elezioni di quanti non ne avesse in questa legislatura in cui le elezioni le aveva vinte (Il PD ha attualmente 194 deputati a cui si devono aggiungere i 17 di Di Pietro, con le ultime elezioni PD e IDV passano a 241).
Dal suo punto di vista il ragionamento - anche se cinico - non fa una grinza. Di grinze ne fa, e molte, invece un principio fondamentale di una democrazia: quello di rappresentanza. Chi rappresenterà quei milioni di elettori che hanno votato (vanamente) per le forze della sinistra escluse dal Parlamento? Ma anche (come direbbe l'ineffabile Uolter) chi rappresenterà gli altri milioni di elettori che hanno votato per il Partito Democratico secondo la vecchia regola montanelliana del "turarsi il naso" di fronte al rischi di mali peggiori? E ancora, chi rappresenterà le istanze dei pacifisti, degli ambientalisti, di chi si batte per i diritti dei lavoratori, contro il precariato, per la laicità dello Stato e via discorrendo? E cosa diranno i miei amici elettori "per caso" del PD quando verrà suggellato l'accordo Veltrusconi per la riforma della legge elettorale con l'obiettivo di azzerare del tutto le minoranze "scomode"?
Sui limiti della Sinistra Arcobaleno possiamo discutere quanto vogliamo. Possiamo parlare dei difetti delle classi dirigenti dei partiti che la compongono (sempre che se ne possa parlare al presente). Possiamo soffermarci sulle modalità di alcune scelte, sui criteri che hanno ispirato alcune decisioni. Possiamo discutere di soli che ridono, di falci, martelli di nomi, loghi, programmi e progetti. Possiamo rimettere tutto in discussione e io sarei sicuramente d'accordo con molti critici. Ma siamo sicuri che sia stato un bene disperdere l'enorme patrimonio di consenso che, sotto il piano culturale prima che politico, dovrebbe riunire il cosiddetto "popolo della sinistra"? A parte i rivoli che hanno portato decimi di percentuale ad accreditare quelli sempre un po' più puri, più bravi e più a sinistra degli altri, che dire di quelli che hanno pensato bene che non andare a votare fosse un segnale da mandare al sistema? e che dire del fatto che il sistema, invece, - per dirla con il commissario Montalbano - se ne catafotte del loro segnale visto che rafforza il proprio potere proprio grazie alla loro astensione?
Quello che è certo è che, da domani, una fetta importante di questo Paese non sarà rappresentata in un Parlamento. Un parlamento che in compenso sarà ostaggio di una forza politica come la Lega Nord, squallida portatrice dei più biechi egoismi e guardata sempre con sufficienza perfino da uno di bocca buona (politicamente parlando) come Gianfranco Fini, il quale, qualche anno fa, ebbe a pronosticare la "fine della Lega" e dichiarò che con Bossi non avrebbe più preso neanche un caffè. A partire da domani infatti il caffè a Bossi Fini lo dovrà probabilmente solo servire. In un'inappuntabile livrea, come si conviene ad un maggiordomo che si rispetti.

venerdì 7 marzo 2008

Il voto utile

Adesso l’ultimo ritrovato della comunicazione politica si chiama “voto utile”. Ed è uno dei – tanti a quanto pare – punto di contatto della strategia politica di Veltroni e Berlusconi. Dopo avere, con decisione unilaterale e senza preavviso, messo alla porta i partiti della sinistra in nome di una presunta necessità di stabilità (ma abbiamo già detto che i problemi in realtà sono venuti dal “centro”) e di una dichiarata volontà di un programma omogeneo, Veltroni ha pensato bene di cercare altri alleati, rivedendo un po’ alcuni “principi inderogabili”, ma poi largamente derogati in vista di un possibile recupero di consensi. E così adesso l’omogeneità di programmi e di intenti rischia di andare in malora, ma altre e più alte motivazioni avranno sicuramente giustificato la scelta. Altra anomalia è quella della affidabilità “variabile” degli alleati. Vicina allo zero per il governo nazionale ma da non disprezzare per i governi locali e così – ad esempio – su Roma e provincia (complice il pericolo ballottaggio) si può andare tutti insieme appassionatamente senza preoccuparsi troppo dell’inaffidabilità della sinistra (talmente inaffidabile, che si è digerita anche la miope politica urbanistica e di governo del territorio della Capitale).

Tornando alla politica nazionale bisogna dare atto a Veltroni di avere indovinato la strategia. Prima afferma di non voler fare una coalizione “contro” qualcuno – e in particolare sembra che proprio non la voglia fare contro Berlusconi, diventato improvvisamente un vero baluardo della democrazia - e quindi si libera degli alleati scomodi, però poi surrettiziamente cerca il voto dei loro elettori, presentando lo spauracchio di Berlusconi presidente del Consiglio, anzi facendolo fare ad altri, visto che lui non può scalfire la sua immagine buonista. Un vero capolavoro della strategia, che, accompagnato dallo schieramento mediatico suddiviso tra i due principali contendenti, rende difficile, se non impossibile, alle forze “alternative” ottenere quel tanto di visibilità necessario per spiegare il proprio messaggio politico.

Bisogna dire però che quella del “voto utile” è una vera e propria truffa. Intanto ha fatto bene Casini (al quale bisogna riconoscere un rigurgito di orgoglio del tutto inatteso fino a poche settimane fa) a dire che è preoccupante che prima ancora che inizi ufficialmente la campagna elettorale che si parli di “voto utile” quando sarebbe più opportuno spiegare agli elettori quali siano le proposte politiche e programmatiche che si intendono portare avanti e che se non lo si fa è per la debolezza delle proposte. Io aggiungo che non solo le proposte sembrano deboli, ma si assomigliano in modo preoccupante. E a dirlo non sono io, ma gli stessi contendenti, che si rinfacciano l’un l’altro di essersi copiati i programmi. Ammettendo così, implicitamente, la loro straordinaria specularità. E alla fine ci si chiede quale sia la reale utilità di un voto che può essere indifferentemente dato all’uno o all’altro dei due principali partiti, senza che questo comporti grandi cambiamenti nelle scelte politiche e strategiche per questo paese. Allora il voto utile, se si vuole davvero essere rappresentati sulle scelte importante, diventa un altro. Un voto che possa servire a dare quella rappresentanza in Parlamento necessaria a dare tutela e attenzione ad alcune istanze che nei grandi partiti verranno sicuramente messe da parte in nome del cerchiobottismo tipico delle grandi aggregazioni e che, nel linguaggio veltroniano, è diventata la politica del “ma anche”. Parlare di “voto utile” diventa quindi fuorviante. Il voto non deve essere utile per la coalizione a cui viene dato, il voto deve essere utile per chi quel voto lo dà, e perché sia così ci deve essere una condivisione di contenuti e di valori tra eletti ed elettori. Se manca questo il voto non solo non è utile, ma potrebbe rivelarsi anche dannoso, perché chi se ne è appropriato con questo espediente è molto improbabile che farà sue le istanze di tutti quegli elettori.

sabato 23 febbraio 2008

A chi giova il PRG?

Osservazioni al PRG: a chi giova?

Maurizio Spezzano

Abbiamo impiegato 5 estenuanti sedute per discutere di 29 osservazioni al PRG. Non sarebbe di per sé un cattivo risultato, se si fosse proceduto per logica. Invece navighiamo a vista e non certo per colpa nostra, quando dico nostra intendo quella mia e di Danilo.

La colpa se mai è da ricercare nel gruppetto di maggioranza: il sindaco, Giordani, il vicesindaco, Galli, l’assessore all’Urbanistica, Di Stefano, l’assessore ai servizi sociali, Scaccia. Già, che c’entra Scaccia, mi dirette voi? Non lo so, potrei rispondervi io! forse, vado ad intuito, l’assessore Scaccia ha la funzione di guardiano di qualche interesse specifico. Anzi ad essere ancora più preciso, non solo lui, ma tutti i componenti di maggioranza hanno il medesimo compito: restituire qualche favore elettorale promesso durante la campagna per le amministrative.

Già alla riunione preliminare abbiamo capito qual era l’antifona: non sapevano neanche loro il motivo per cui si trovavano lì. Noi abbiamo cercato di esporre le nostre motivazioni e il nostro criterio di lavoro: bisognava individuare una vocazione del nostro territorio e proseguire su quel percorso. Tutto sarebbe diventato più facile: le osservazioni sarebbero state accettate o rifiutate in base a ciò che il nostro territorio sarebbe stato in grado di offrire. Invece, nulla. Su nostra specifica domanda non hanno saputo rispondere, anzi ci hanno detto che Labico non ha più una vocazione. A noi è parso subito chiaro che mentivano, perché dall’accoglimento delle osservazioni ci siamo accorti che la vocazione la conoscevano benissimo: quello degli affari, se degli amici ancora meglio.

E’ veramente scandaloso il modo senza logica di procedere. Secondo noi, sarebbe stato importante dividere le osservazioni per zona o per attinenza, avremmo avuto in tal modo un maggiore sguardo d’insieme. Avremmo potuto accogliere o respingere in blocco osservazioni spinte da un unico obiettivo. Invece, il fatto di procedere in ordine di protocollo, cioè in base alla data di presentazione, non ci permette di sapere quante osservazioni sono indirizzate su un territorio o su territori attigui, rischiando di accoglierne una e respingerle altre o viceversa. Forse è stato architettato ad arte, per fare in modo di accoglierne una, per poi creare il precedente ed accogliere tutte le altre, anche se prive di logica e svincolate dal contesto urbanistico. Forse, la cosa è fatta di proposito, in modo da non darci la possibilità di capire il giochetto, quello cioè di svelare in anteprima la volontà di costoro di dividere le osservazioni in buone e cattive: buone quelle degli amici, cattive tutte le altre. Abbiamo avuto la prova provata che sia così, da un episodio accaduto in una seduta e che mi riservo di rendere pubblica alla prima occasione utile.

La verità è che mancando di una visione complessiva del paese, cioè la mancanza di un progetto per Labico, si procede a tentoni, in previsione di un’ulteriore colata di cemento. Anche questa potrebbe essere una vocazione per il nostro paese: fare di Labico un paese dormitorio con edilizia a basso costo, che intercetti tutti i fuoriusciti dalla città di Roma. Ma se si vuole che sia così, devono avere il coraggio di dirlo e di non mascherarlo sotto le spoglie del falso progresso.

Ora che ho la possibilità di studiare più a fondo la variante al PRG, ho la sensazione che chi l’ha redatta non aveva cognizione di ciò che faceva. O meglio l’avevano coloro che hanno saputo mascherare i propri interessi, trasformandoli nel disegnino senza capo né coda della cartografia. Faccio solo qualche esempio: verde pubblico a macchia di leopardo, disseminato sulla zona più lontana tale da non poter essere fruito; zona di recupero con alcune particelle catastali di notevoli ampiezze, ma che non hanno nulla da recuperare; zone di espansione edilizia, incastonate in altre zone senza logica alcuna, se non quella di far fare soldi a palate a qualcuno, anche se al momento non abbiamo capito chi, o meglio, lo abbiamo capito ma ci sfuggono alcuni particolari; errori seminati in quantità industriale; e, colmo dei colmi, cartografia risalente al 1997 e quindi non aggiornata, che non tiene conto di ciò che è avvenuto a Labico negli ultimi anni. Infatti, per poter comprendere appieno alcune osservazioni, bisogna fare ricorso ad una fotogrammetria, cioè una foto scattata dall’alto che ci indica con precisione la presenza o meno di costruzioni su un determinato territorio.

Nell’ultimo incontro, io e Danilo, abbiamo depositato una dichiarazione scritta, chiedendo una sospensione dei lavori, affinché si aggiorni la cartografia, che fino a prova contraria è l’unico documento ufficiale di lavoro per la Commissione, la stessa cartografia su cui sono state avanzate le osservazioni. Ora se questa non corrisponde al vero, è chiaro che chiunque fra i cittadini che si vede respinta l’osservazione, potenzialmente può fare ricorso e vincere la causa contro l’amministrazione; inoltre, il tecnico che ha redatto la variante di Piano, avrebbe già dovuto farlo autonomamente l’aggiornamento, pena la mancata corrispondenza tra il disegno e la realtà, con pregiudizio per l’analisi precisa del territorio. Come è possibile, ad esempio, recuperare parte delle zone O, se non appaiono case da sanare in cartografia? Ancora una domanda: com’è possibile, ad esempio, inserire in questa variante zone da recuperare, completamente sprovviste di abitazioni lontane dalla Casilina, ed escludere intere zone antropizzate da lungo tempo a ridosso della stessa strada? Mi spiego meglio: sono state inserite zone da recuperare completamente sprovviste di case, su cui non c’è altro se non terreno agricolo, e sono state escluse, intere zone a ridosso della Casilina, con tantissime abitazioni da recuperare e stabilmente abitate da famiglie. Errore? Svista? Furbata? Malafede? Ripicca? Interessi? A noi non è dato di sapere. Forse altri lo sanno.

Allora, torno al titolo dell’articolo: a chi giova tutto questo? Non certo a noi e di certo non alla stragrande maggioranza dei cittadini labicani, giova sicuramente a una piccola casta: agli amministratori e agli amici degli amministratori, ai tecnici vicini, alle società di costruzione, a qualche parente.

Noi come opposizione stiamo facendo il nostro dovere, cioè stiamo controllando per bene le carte cercando di capire che cosa c’è sotto questa smania senza logica di accogliere gran parte delle osservazioni, anche le meno razionali, come quelle interessate da vincolo idrogeologico, una pura follia, o come la pazzia di frazionare ulteriormente particelle già di per sé minime pur di accontentare almeno in parte gli amici, in modo da essere complici involontari di qualche costruttore, che con procure o altri marchingegni possa proporsi per edificare un intero comparto. D’altronde la variante va in questa direzione: tutela dell’edilizia consorziata, contro il diritto dei cittadini di costruire anche autonomamente per sé e i propri famigliari. Noi ci stiamo battendo per cercare di dare uno sviluppo razionale al paese, accogliendo quanto è indirizzato verso questo obiettivo e respingendo quanto manca di omogeneità. In questo non vorremmo essere soli, ma ci piacerebbe che i cittadini, per amore del bene superiore, che è l’interesse della collettività, ci dessero una mano a scompaginare i giochi di alcuni che vogliono mettere le mani sulla città, facendo credere artatamente che la colpa è dell’opposizione che dice no e non piuttosto della maggioranza che dice sì in ogni occasione, al solo scopo di favorire alcuni, dopo aver adottato un PRG che fa acqua da tutte le parti. Sarebbero tantissime le cose da raccontare, come le strade pubbliche chiuse da cancelli, concessioni edilizie su vincoli, zone sportive collocate su parcheggi o su case abitate, spazi comuni su giardini privati, parcheggi dove non c’è bisogno e assenza degli stessi dove servirebbero, ecc., ecc., ecc.

Termino ricordando agli ignari cittadini che hanno sborsato dai trecento ai cinquecento Euro per osservazione, che sono stati gabbati alla grande, infatti, queste osservazioni sembrano fotocopie una dell’altra, ciò che cambia è la particella ma non la motivazione, come dire che su una matrice sono stati lasciati degli spazi bianchi riempiti in un secondo momento con nome, cognome e particella. Un bel modo di guadagnare senza sudare! Certo che il costo delle fotocopie in questo paese ha raggiunto cifre esorbitanti, fuori da ogni mercato! Se fossi in loro, andrei a reclamare giustizia e mi farei restituire i soldi, con la crisi che ci attanaglia, questi duecento, trecento o cinquecento Euro diventano pesanti, esclusa l’ipotesi in cui l’osservazione non sia andata a buon fine, in quel caso si ammortizza con maggiore facilità il costo del servizio. Ma almeno la fattura è stata rilasciata o è stato incassato tutto in nero? Ma questa è un’altra storia che vi spiegheremo fra qualche giorno e lì ci divertiremo da matti.

sabato 16 febbraio 2008

Gli aumenti della TARSU e la politica dei rifiuti

Eccoci.

La Sinistra Labicana è nata e si presenta. Come primo atto, pubblichiamo l'interrogazione che l'On. Enrico Luciani ha presentato per chiedere lumi sugli aumenti indiscriminati della TARSU, ad opera degli stessi comuni che con il loro comportamento hanno affossato GAIA. Avrebbero dovuto vigilare sui conti e controllare affinché il servizio fosse effettuato correttamente e senza speculazioni finanziarie. Invece il carrozzone si è manifestato in tutto il suo marciume, mettendo a rischi le stesse maestranze e tutti i cittadini che verranno colpiti indiscriminatamente dagli aumenti della TARSU.
Vi ricordiamo che l'amministrazione labicana, in uno dei suoi ultimi scellerati atti, ha aumentato le tariffe del 33%, arrecando seri danni ai pensionati, alle famiglie monoreddito e a tutti i cittadini, piegandosi alla logica perversa degli errori altrui, momentaneamente impuniti, e dei costi agli utenti, anello debole e pagante.
Noi, come SINISTRA ARCOBALENO, ci batteremo in tutte le sedi per evitare ulteriori mazzate, già programmate e pendenti sulle nostre teste.

Maurizio Spezzano

INTERROGAZIONE URGENTE A RISPOSTA IMMEDIATA

Oggetto: aumenti tariffe TARSU nei Comuni serviti dal consorzio GAIA

PREMESSO CHE

- nella nostra Regione la vicenda rifiuti assume sempre di più carattere di primaria importanza per le popolazioni ivi residenti;

- che tale problematica ha interessato in modo particolare un ampio territorio regionale costringendo il Commissariamento del Consorzio GAIA gestore dei Rifiuti in 44 Comuni della nostra Regione;

- che lo stesso è stato oggetto di inchiesta da parte della Magistratura nell’Ottobre 2005;

- che a seguito di ciò e degli aumenti tariffari richiesti ai Comuni, in data 20 agosto 2007 è pervenuta una lettera di protesta sottoscritta da 533 (cinquecentotrentatre) firme di cittadini dei comuni limitrofi;

- che gli stessi richiedevano l’intervento dei Consiglieri Regionali al fine di evitare il vertiginoso aumento della Tassa R.S.U. in alcuni casi del 116%.

CONSIDERATO CHE

- in virtù di tali fatti ed al fine di assumere ulteriori informazioni si è provveduto a convocare alcuni rappresentanti del Comitato cittadino, nato in conseguenza delle questioni relative ai rifiuti, che ha provveduto a dare diffusione alle problematiche già trattate fin dall’apertura dell’indagine da parte della Magistratura e che le firme successivamente raccolte hanno raggiunto la quota 2000 circa;

- i Comuni facenti parte del Consorzio, nell’esercitare gli aumenti hanno violato palesemente il comma 184 della legge finanziaria 2007 e le norme contrattuali che regolano i rapporti tra le parti, ove, per il primo caso si stabilisce chiaramente per i Comuni l’impossibilità di superare le entrate del 2006, mentre per il secondo la possibilità di provvedere agli aumenti solo in presenza di maggiori costi dovuti al carburante, personale, indicizzazione ISTAT e quanto altro;

- gli aumenti operati a carico degli utenti, in molti casi, superano o sono pari ad una mensilità di stipendio di un lavoratore medio, mettendo a dura prova la sopravvivenza di pensionati e lavoratori;

- come accaduto per il Comune di Colonna, Montecompatri ed altri, lavoratori dipendenti comunali a tutti gli effetti sono stati trasferiti al Gaia, trovandosi oggi a dover fare i conti con il mancato pagamento della 13° mensilità, con il rischio che lo stato di crisi possa comportare un domani il licenziamento dal proprio posto di lavoro;

- attualmente attraverso la collaborazione con l’Associazione dei Consumatori CODACONS, si stanno inoltrando ricorsi alla Commissione Tributaria di I° Grado, con ulteriore aggravio di spese per i cittadini già in difficoltà per gli aumenti TA.R.S.U., addizionali Regionali, Provinciali e quanto altro.

Il sottoscritto consigliere regionale Enrico Luciani

INTERROGA:

Il Presidente della Regione Lazio On. Piero Marrazzo e l’Assessore all’Ambiente On. Filiberto Zaratti per sapere:

- se si intende intervenire nei confronti del Commissario del consorzio GAIA, fermando la incongruità ed illogicità della richiesta di aumenti al di fuori di qualsiasi parametro di equità e comparazione inflazionistica;

- se si ritiene opportuno impedire ai Comuni di aumentare in misura illegittima la tariffa TARSU in contrasto con il comma 184 della finanziaria 2007;

- se si intende interessare i superiori Organi di Governo al fine di impartire direttive precise che evitino aumenti indiscriminati fuori dagli indici ISTAT o inflazione programmata, oltre al rispetto di quanto stabilito con propria legge finanziaria 2007;

- se si ritiene opportuno costituire una apposito tavolo tecnico, che studi in tempi brevi e approfonditamente la materia dei rifiuti, affinché attraverso un confronto in una apposita Conferenza dei Servizi, si giunga con urgenza alla proposta e stesura di una apposita legge Regionale che detti direttive precise in materia di raccolta differenziata porta a porta gestita direttamente dai Comuni, con l’obiettivo di raggiungere nell’immediato almeno una percentuale del 60%, sola condizione questa per abbattere le esose tariffe attualmente praticate e per volgere al superamento degli inceneritori, discariche o gassificatori, che tante opposizioni stanno generando da parte delle popolazioni o Amministratori dei Comuni ove si vogliono collocare.

martedì 12 febbraio 2008

Veltrusconi: il nuovo che avanza





Per fare un’analisi politica che abbia minimamente un senso è necessario partire da lontano. La data giusta è il 1992. Nel 1992 ebbe fine la X legislatura, l’ultima vera legislatura della prima repubblica e cominciò l’XI legislatura. Una legislatura di transizione. In quel breve periodo (la legislatura durò appena due anni), collassò il sistema politico dei partiti. La principale causa fu l’intervento della magistratura. Era il periodo di “Mani pulite”. Quello che tutti ben sapevano venne alla luce in modo eclatante. C’era un sistema di corruzione e di illegalità nella gestione della cosa pubblica, nel quale i partiti avevano una responsabilità enorme. L’opinione pubblica si schierò immediatamente dalla parte della magistratura. E i partiti che non avevano partecipato al banchetto cavalcarono il sentimento diffuso. Partiti come la Lega Nord e l’MSI esprimevano tutto il loro appoggio alla magistratura, invocando persino la forca per i corrotti. Molti grandi nomi della prima repubblica rimasero coinvolti nelle inchieste. Tra questi Bettino Craxi, che venne condannato con sentenza passata in giudicato. Nella schizofrenia che caratterizza il nostro paese, uno dei suoi più fedeli sodali, Silvio Berlusconi, decise di entrare in politica, facendo propri i sentimenti dell’”antipolitica”, come se lui fosse indenne dai meccanismi e dalle dinamiche che legavano potere politico e potere economico. Nel 1994 Berlusconi vinse le elezioni, ma non riuscì a governare a lungo. Una modesta maggioranza in Senato (era minoranza all’inizio, ma una sapiente attività di “mercato” cambiò le cose) e l’iniziale incertezza della Lega a seguire il vero progetto di Berlusconi, causò una crisi che portò a nuove elezioni nel 1996. Vinse il centrosinistra, governò abbastanza bene, ma fu incapace di risolvere il conflitto di interessi di Berlusconi, di eliminare il duopolio Rai-Mediaset (con la scandalosa questione di Retequattro che trasmette abusivamente su frequenze assegnate ad altri) e di ricostruire quel sistema di garanzie di cui avremmo bisogno. E così, ricondotta a più miti ragioni la Lega, Berlusconi non ebbe difficoltà ad affermarsi nelle politiche del 2001. In cinque anni mise a dura prova il nostro sistema istituzionale, delegittimando giudici, istituzioni e sistema fiscale, modificando le leggi in funzione dei suoi interessi (dal falso in bilancio, alle norme processuali, la legge sulla TV e via dicendo) e soprattutto usando in modo distorto e scorretto il suo grande potere di comunicazione (anche grazie all’occupazione della televisione di Stato). Nonostante tutto questo e nonostante la modifica della legge elettorale il centro-sinistra si è nuovamente affermato nelle politiche del 2006. I due anni della legislatura sono stati molto difficili. La grande disomogeneità della coalizione ha creato non poche difficoltà. La destra ne ha approfittato per puntare il dito sulla presenza di quella che i media hanno definito, con accezione evidentemente negativa, la “sinistra radicale”. Però, nonostante molte scelte del Governo sembrassero più in linea con l’esecutivo precedente che portatrici di quel cambiamento che buona parte dell’elettorato si aspettava (basti pensare all’aumento delle spese militari e al mantenimento della legge obiettivo sulle opere pubbliche), i problemi, al momento di ratificare le decisioni in sede parlamentare sono arrivati quasi sempre “dal centro”. Gli “estremisti di sinistra” hanno sempre sostenuto il Governo, anche quando faceva scelte non condivise. E chi non ha rispettato la linea imposta dalla coalizione, come Turigliatto, è stato espulso dal partito.

I moderati invece hanno fatto più guai di Carlo in Francia. Lamberto Dini è stato eletto nelle file dell’Ulivo (l’attuale partito Democratico), lo stesso dicasi per Viller Bordon (altro fondatore di partiti “fantasma”, quelli vituperati da Veltroni) e per Fisichella (passato da AN alla Margherita). Il perfido De Gregorio (quello che, con i voti della destra, si è fatto eleggere presidente della Commissione Difesa) faceva parte della Lista Di Pietro (alleata del PD). Per non parlare di Mastella (al quale in molti hanno tributato stima e solidarietà nel tentativo di salvare la baracca) che ha deciso di far saltare il Governo per i suoi problemi con la giustizia. Non entro nel merito della questione, ma se nel nostro sistema giuridico vale – giustamente – la presunzione di innocenza, deve valere anche la presunzione di buona fede della magistratura. E se il pubblico ministero ritiene di avere ragioni sufficienti per proseguire l’iter processuale mi sembra corretto che lo faccia. Saranno i vari gradi di giudizio a stabilire eventuali elementi di responsabilità. Altrimenti sposiamo tutti il modello “Berlusconi” che prevede l’impunità per i grandi ladri (falso in bilancio, corruzione, evasione fiscale) e la condanna senza appello dei piccoli malviventi, che creano indubbiamente più allarme sociale, ma che non per questo sono più dannosi dei ladri in doppiopetto.

Cosa succede quindi al nostro sistema politico? Succede che Veltroni ha fatto una scelta importante: ha deciso che Berlusconi è il suo interlocutore privilegiato e che trova sicuramente più argomenti in comune con la politica berlusconiana che con quella della sinistra e degli ambientalisti, troppo scomodi e troppo preoccupati dei contenuti. E anche Berlusconi ragiona in modo speculare. Anche lui ha bisogno di mettere in riga i suoi alleati e questa mossa di Veltroni è per lui un assist incredibile. Fino a poche settimane fa i leader del centrodestra avevano già messo alla porta la supremazia di Berlusconi e avanzavano ipotesi e strategie per il futuro. Fino a quando il capo non ha detto “ragazzi, la ricreazione è finita” e tutti sono tornati prontamente al posto e con la coda tra le gambe. Fini addirittura entrerà nel partito delle libertà, cancellando definitivamente quel po’ di identità politica (e di dignità personale) che gli rimaneva. Del resto la vocazione ancillare di alcuni personaggi era piuttosto evidente e molti ricordano l’intervento al vetriolo nei confronti di Bossi e della Lega, coi quali poco dopo è tornato ad allearsi.

La piena sintonia del duo Veltrusconi è chiara anche dal contenuto dei messaggi. Da Spello (cielo azzurro e montagne verdi a fare da sfondo) il Walter nazionale ovviamente parla di riduzione delle tasse e aumento degli stipendi. Che grande illuminazione politica. Un vero statista d’altri tempi. E tutti i TG asserviti a fare approfondimenti sulle difficoltà degli italiani ad arrivare alla fine del mese. Se poi intervistano la signora impellicciata a piazza Navona (che ovviamente non arriva alla fine del mese) mi viene il dubbio su quali siano i criteri di valutazione economica.

Veltroni - quello che con gli occhi lucidi aveva dichiarato di voler smettere di fare politica al termine del mandato di sindaco (ma poi ovviamente ha prevalso l’”interesse del Paese”) - ha dalla sua il famoso “modello Roma”. Per carità, bisogna riconoscere che governare una grande città non è cosa semplice, ma da una giunta che amministra Roma ininterrottamente dal 1993 ci si sarebbe aspettato qualcosa di meglio su alcuni temi. Mi riferisco a tutto ciò che incide sulla “qualità della vita”. E quindi all’’urbanistica, alla mobilità, alla gestione dei rifiuti. Non mi dilungo in proposito, ma sul piano regolatore sono in molti a temere che, ancora unavolta, si sia data più attenzione alle istanze dei costruttori che ad un governo del territorio più equilibrato; sulla mobilità è evidente che si sia fatto ben poco per incidere sullo squilibrio modale tra pubblico e privato, lasciando uno dei più bei centri storici del mondo in balia delle automobili e dello smog; sui rifiuti stenta a decollare una politica che punti al contenimento della loro produzione e anche la raccolta differenziata è ancorata a livelli molto bassi (16 per cento, la metà rispetto a Milano). Certo è vero che a quel modello, come alle scelte del governo nazionale, hanno dato il proprio assenso le forze della “sinistra”, ma è anche vero che spesso non hanno avuto la possibilità di condizionare concretamente quelle scelte. Qualche volta non si è avuta grinta sufficiente, altre volte è mancata la determinazione. Normalmente ci si è limitati a cercare di impedire i propositi più dannosi ed è per questo che i nostri ex alleati hanno scelto di andare da soli, o con soci più malleabili. Senza rinunciare ovviamente a qualche foglia di fico per avallare le scelte più indigeste. Qualche ambientalista, qualche sindacalista, qualche operaio. Poi non ci saranno più problemi. E sull’energia, sui trasporti, sui diritti dei lavoratori, sulla tutela ambientale, si affermerà un sano pragmatismo operativo, che renderà quelli che noi consideriamo principi e diritti, meri ostacoli da cancellare. E in fretta, perché lo sviluppo non può aspettare. In questo modo la politica del partito democratico assomiglierà sempre più pericolosamente a quella del partito delle libertà. E agli elettori sorgerà un dubbio: perché accontentarsi di una copia quando si può avere l’originale?

lunedì 11 febbraio 2008

La sinistra labicana

Serviva? Forse si, forse no. Però adesso c'è. E' un posto dove confrontarsi "a sinistra". In questo momento in cui tutti i media sono concentrati sulla nascita di due partiti "nuovi" (partito democratico e partito delle libertà) c'è bisogno di dare spazio a chi non si sente rappresentato né dall'uno né dall'altro.

Benvenuti quindi e buona navigazione